AGI - Ha raccolto un'alta adesione, dalle 8 alle 22 di martedì 13 gennaio, lo sciopero nazionale dei tassisti. A proclamarlo una ventina di sigle sindacali che hanno chiesto al governo di intervenire per regolamentare la disciplina di utilizzo delle piattaforme di prenotazione online gestite da gruppi multinazionali e chiedono una legge di riordino del settore.
La protesta ha visto però anche delle differenziazioni nel fronte sindacale, con l'Unione Radiotaxi d'Italia e il consorzio itTaxi che non hanno preso parte allo sciopero.
Salvini convoca i sindacati
"Ho convocato per il 14 novembre tutte le associazioni sindacali", ha annunciato il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a margine del convegno sul turismo organizzato dal vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio (Lega) a palazzo Madama. "Non ho voluto interferire. È giusto che ognuno rivendichi quello che ritiene di rivendicare e mercoledì pomeriggio ho convocato tutte le sigle dei taxi al ministero", ha spiegato.
Il presidio a Roma
In diverse città erano in programma dei presidi presso la sede delle prefetture. A Roma era prevista una manifestazione con un corteo di 50 auto bianche dirette dall'aeroporto fino alla Bocca della Verità, a seguire un concentramento a piazza Capranica davanti a Montecitorio dove ci sono stati lanci di bombe carta e fumogeni. L'area è stata comunque presidiata dalle forze dell'ordine.
Le richieste dei tassisti in sciopero
Lo stop chiede "un reale contrasto ai fenomeni di abusivismo presenti nel settore e per arrivare ad una seria disciplina delle piattaforme di intermediazione digitale di proprietà di grandi gruppi multinazionali e dei loro algoritmi", hanno spiegato congiuntamente Associazione Tutela Legale Taxi, Atitaxi, Claai, ConsulTaxi, Fast Confsal Taxi, Federtaxi Cisal, Or.s.a. Taxi, SATaM, Sitan, Sul Taxi, Tam, Ugl Taxi, UIL trasporti taxi, Filt Cgil, Unimpresa, Unione Artigiani, Usb Taxi, Uritaxi, Uti.
Le motivazioni della protesta
Quello di martedì "non è uno sciopero contro un ministro né contro i parlamentari che si stanno impegnando per una revisione normativa, ma contro il governo a cui chiediamo il rispetto degli impegni presi a difesa del servizio pubblico. Chiediamo che ci siano le condizioni per cui i tassisti facciano i tassisti e i noleggiatori con conducente facciano i noleggiatori. Senza che nessuno rimanga vittima del caporalato delle multinazionali con i loro algoritmi", ha affermato Nicola Di Giacobbe della Filt Cgil.
La posizione di URI e itTaxi
Di parere opposto URI - Unione Radiotaxi d'Italia e il consorzio itTaxi contrari allo sciopero. “Le rassicurazioni degli onorevoli Deidda e Ruspandini ci convincono a proseguire sulla via del dialogo”, ha commentato Loreno Bittarelli, presidente di URI e itTaxi. “Chi promuove questa astensione - ha proseguito - dovrebbe in realtà protestare contro se stesso. Sono le stesse sigle che, nel 2019, proposero e ottennero modifiche alla legge quadro, e ai suoi decreti attuativi, generando un vuoto regolatorio ed effetti disastrosi”.
FI, "una protesta fuori dal tempo"
"La manifestazione di protesta organizzata da alcuni sindacati di tassisti, che peraltro ha creato tensioni e disordini con lanci di petardi e bombe carta, è fuori dal tempo", ha affermato, in una nota, Stefano Benigni, deputato e vicesegretario nazionale di Forza Italia, secondo il quale "la maggioranza dei taxi non ha aderito" allo sciopero mentre "anche dentro la politica, ormai, sono rimasti in pochi a difendere chi vuole mantenere lo status quo con atteggiamenti arroganti e corporativisti".
"Ma i cittadini - ha ammonito l'azzurro - sono esausti e chiedono un cambiamento: basta guardare a come funziona il servizio di trasporto nel resto del mondo per capire come l'Italia sia rimasta indietro di 30 anni. E' una situazione che non può più essere tollerata e che deve trovare una soluzione nel più breve tempo possibile". Benigni ha chiesto quindi "regole certe e chiare" che, tuttavia - ha avvertito - "non possono essere dettate dalle corporazioni che hanno come unico obiettivo la difesa dei propri interessi personali". Ancora, ha aggiunto il parlamentare, "gli NCC non vanno attaccati nè demonizzati, come vorrebbero alcuni tassisti. Al contrario, è necessario tutelarne le prerogative e consentire loro di operare, e agli utenti deve essere riconosciuto il diritto di scegliere tra servizi diversi, nel nome del libero mercato e della concorrenza, come avviene - ha concluso Benigni - nelle principali e più moderne città del mondo".

